La
Comunità è un "momento" breve o
lungo a seconda dei bisogni di riflessione sulla propria condizione
fisica e psicologica; esige un'adesione volontaria, accettazione
e rispetto delle regole che caratterizzano la vita di gruppo,
sempre improntata alla verifica e confronto comunitario;
indirizza l'attività del singolo a modificare
radicalmente il proprio comportamento patologico, dando
importanza ai rapporti interpersonali ed alla interazione
stimolante. La vita è strettamente comunitaria:
utenti, operatori e responsabili vivono un'esperienza alla pari
ed insieme in quanto, proprio questo stare insieme
e questa collaborazione in tutto e per tutto, sono ritenuti terapeuticamente
fondamentali ed indispensabili. La vita terapeutica giusta consiste
non nel non uso di sostanze stupefacenti, ma nel
cercare di stare bene, perché quando si sta bene non c'è
motivo di drogarsi. L'azione psicoterapeutica prodotta dalla
Comunità, mediante il suo stile di vita sereno,
impegnato, protetto, la sua quotidianità non esclude,
anzi esige categoricamente la presenza e la prestazione
dei S.E.R.T. di provenienza dei giovani ospiti della Comunità,
ribadendo così l'integrazione tra pubblico e privato. |
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L'arco
di tempo per lo svolgimento completo del programma terapeutico proposto
dalla Comunità è di 2-3 anni circa. E' scelto e seguito
dal S.E.R.T. dell'utente, e questi ne è corresponsabile.
Durante questo periodo deve emergere l'interiorizzazione di norme,
comportamenti consoni alle esigenze della vita
adulta. L'iter terapeutico raggiunge il suo scopo allorché
il giovane riesce ad accettare ed affrontare le difficoltà
esistenziali, quotidiane e generali senza fare più ricorso
alla droga ma, al contrario, assumendosi le proprie responsabilità
e mettendo in atto varie e personali modalità per superarle.
Significa ritrovamento di una modalità esistenziale
che giustifichi il rifiuto alla droga, e quindi un interesse che
dia un senso al quotidiano e crei un ruolo indipendente dal giro
della droga e da sostanze in genere. |