la storia dell'associazione
Il turista che giunge ad Agliè, proveniente da Torino, può
scorgere sull'alto del colle di Macugnano, che domina arditamente
l'industre cittadina canavesana soprattutto nelle giornate tardo-invernali
mentre le piante sono spoglie delle foglie, una snella ed ardita
costruzione che svetta in cima alla più alta collina: è
il santuario S. Maria della Rotonda. |
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L'origine
è lontanissima, avvolta nelle nebbie della prima storia del
Canavese, agli albori della conquista romana. Una remotissima tradizione
afferma che sul colle si ergeva un tempio alla dea Diana e la zona
era per davvero propizia per tale culto. Quando in queste ricerche
storiche si invoca "un'antica tradizione", per quasi che
si voglia avallare una semplice ipotesi di lavoro, e quindi, tali
tradizioni vengono disattese mentre, nella maggior parte dei casi,
hanno un vero fondamento. Nella fattispecie, se il ministero dei
Beni Culturali, l'Assessorato Regionale interessato e la Sovrintendenza
Monumenti favorissero e finanziassero i valori di ricerca e di scavo,
pensiamo che ci potremmo trovare dinanzi ad un capitolo nuovo, inesplorato
e del tutto "inatteso" sulla presenza romana e precristiana
sulle stupende alture di Macugnano. Siamo profondamente convinti
che eventuali "scavi" condotti con un rigoroso ed attento
sondaggio archeologico e l'esame comparato dei resti e dei reperti
aprirebbero nuove prospettive sull'indagine della prima civiltà
romana in Canavese. E la presenza cristiana? |
La lontana e perdurante tradizione c'informa che S. Martino trasformò
questo tempio pagano in Chiesa cristiana. Questo "passaggio"
di S. Martino è un po' un luogo comune per tante località.
Per noi può avere valore indicativo anche la presenza, a
soli tre chilometri, di un paese che si ammanta del nome di S.Martino
e che potrebbe avallare di più l'ipotesi surriferita. Personalmente
siamo dell'opinione che San Martino o qualcuno dei suoi discepoli
sia transitato su quel colle. Tutto ciò concorda con la possibilità
che ivi si fosse iniziata una certa qual forma di religiosa vita
comune che si rifacesse all'esempio, dagli insegnamenti ed ai dettati
di S.Martino. Questa forma di vita comunitaria è sommamente
importante, perché lascerebbe adito alla più che fondata
certezza della presenza, insieme con la chiesa, anche di un piccolo
cenobio, e, quel che più conta, di un primissimo battistero
attiguo. Gli scavi invocati, dovrebbero far luce su questi aspetti
ed offrirci nuove e provanti certezze. A questo proposito, giova
accennare, nell'alto Canavese, ad un esempio tipico, posteriore
di pochi secoli, del battistero di Settimo Vittone, dell'ottavo
secolo. Così, questi "secoli bui" della storia
di S. Maria di Macugnano, sarebbero già fortemente rischiarati
da questa certezza e da questi dati storici. |
Verso il 1000, nella pianura di S. Benigno,
poco distante da Agliè, inizia con S. Guglielmo da
Volpiano, una fulgente luce monastica sotto la regola di
S. Benedetto.
E' più che
naturale che i nuovi monaci cerchino di allacciare stretti
rapporti con un cenobio che li ha preceduti nel tempo ed
è poco distante dal loro Monastero. Le relazioni
e la mutua assistenza diventano così importanti che
troviamo addirittura un atto giuridico, del 22 luglio 1115,
con cui S. Maria della Rotonda viene donata all'Abbazia
di fruttuaria. Gli studiosi di questo santuario di Macugnano
dovrebbero poter effettuare pazienti ricerche fra i documenti
dell'Abbazia di fruttuaria e certamente scoprirebbero tante
altre notizie importanti. Nel Liber Decimarum della Diocesi
d'Ivrea, curato dal Can. Vignono ed Ing. Raver abbiamo la
sorpresa di annotare che nel 1368 la chiesa di S. Maria
di Macugnano era tassata per 30 soldi, come Vische, Montanaro,
Settimo Vittone, Montaldo, Albiano ed era tra le prime trentadue
Chiese contribuenti. Questo fatto avvalora sempre più
l'importanza che aveva allora la Chiesa di S. Maria della
Rotonda. Duecento anni dopo, nella visita apostolica di
Mons. Peruzzi si riconosceva che vi era una controversia
circa l'appartenenza della Chiesa d'Ivrea, o ancora all'abbazia
di fruttuaria. Ma un dato non trascurabile è offerto
dall'antica torre campanaria che campeggia sulla cupola
denotante un primissimo romanico. Saremo tentati di paragonare
questo primissimo romanico, certamente anteriore al 1000,
al primo romanico del Duomo di Torcello che segna il trapasso
degli stili. Ma è una torre che s'innesta su una
rotonda! Il campo per gli studiosi d'architettura è
certamente aperto. Così, le costruzioni settecentesche
che danno un tono di rifinitura alla Chiesa, sarebbe interessante
rintracciare i piani di costruzione ed adattamento, il nome
dell'architetto e del capomastro. Passano sotto silenzio
i rettori della Chiesa. Ma troviamo, in questi ultimi secoli,
i figli di S. Domenico che continuano come il loro Santo
Padre, a cantare le glorie di Maria. Ed una giornata solenne
fu sempre il lunedì di Pasqua. La statua dell'Addolorata
offriva ancora la meditazione dei dolori di Gesù
riflessi nel cuore della Madre e rifletti nella luce della
Resurrezione! Quasi a sottolineare questa speranza
di Resurrezione, i Padri Domenicani hanno aperto la loro
casa ed il Santuario ad una Comunità giovanile che
ha tanto bisogno di simpatia e di grande affetto. Per fortuna
che nel secolo scorso, un pio sacerdote D. Giovanni Gallinatti,
aveva generosamente lavorato per l'ampliamento della casa!
Con lo stile generoso di S. Domenico, un giovane e valente
Padre Domenicano, P. Giordano Grosso, continua l'attenzione
del suo fondatore per gli umili ed emarginati dedicandosi
generosamente a questa comunità, nella speranza che
tante altre anime generose diventino veri amici di S. Maria
della Rotonda, delle sue opere e dei suoi ospiti.
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La comunità è composta da una quindicina di giovani che percorrono il programma terapeutico: il numero limitato di utenti è dovuto ad una scelta ben precisa e finalizzata per un lavoro proficuo e più adeguato in funzione di un buon recupero degli utenti.
La struttura Santa Maria della Rotonda dispone di luoghi e piccoli terreni utilizzati dalla comunità per svolgere alcune attività lavorative, quali: orto-giardinaggio, animali da cortile, laboratorio legno e restauro, ferro battuto, pizzeria-piccolo ristorante.
Le attività sopracitate le abbiamo create con il mirato intento
di formare, sperimentare e costruire la responsabilizzazione
personale che permette di poter gestire in un gruppo di lavoro le
proprie autonomie.
Questo gruppo quindi si forma tramite scuole e pratica lavorativa creando un ambiente preparato atto ad accogliere altre persone che vivono le problematiche del disagio per guidarle e avviarle nelle rispettive autonomie. |
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